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 Testimonianze per la Quaresima

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MessaggioTitolo: Testimonianze per la Quaresima   Mar Feb 19, 2008 4:05 pm

Questo topic è dedicato ad una bella iniziativa che ci è proposta dalla nostra utente Anny, che lavora una importante organizzazione di volontariato nazionale. Si tratta di una serie di testimonianze (una per ogni settimana della Quaresima) che possono aiutarci a riflettere in questo tempo importante per noi cristiani. Ogni settimana in questo topic verrà pubblicata una testimonianza.
L'iniziativa è ben spiegata da Anny così

Citazione :
come animatrice "in pensione" (ma non troppo) mi piacerebbe contribuire... e l'unica maniera che mi viene in mente è condividere con voi la campagna quaresimale della federazione di organizzazioni non governative con cui collaboro da un pò: Volontari nel Mondo - FOCSIV (Focsiv sta per federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario).
Fra le tante iniziative, in questo momento mi occupo anche della campagna quaresimale, inoltrando ogni venerdì di quaresima un messaggio via mail ai nostri indirizzari, che racchiuda una testimonianza di vita di qualcuno disposto a spendere la propria esistenza per gli altri. La Campagna Quaresimale Focsiv 2008 “Fai una scelta di stile, scegli la giustizia” vuole essere un momento comune di riflessione e ascolto.
Il tema scelto è il 60° Anniversario dalla proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Come ci ricorda il Santo Padre nel Suo consueto messaggio quaresimale, “soccorrere coloro che soffrono nell’indigenza e nell’abbandono è un dovere di giustizia prima ancora che un atto di carità”.

Per maggiori approfondimenti visitate www.focsiv.org
Spero che da queste testimonianze possiate trarre una riflessione che vi sia utile a vivere questo tempo di Quaresima, che è tempo di conversione per prepararsi alla gioia della Pasqua!

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Ultima modifica di admin il Ven Feb 22, 2008 7:37 pm, modificato 3 volte
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MessaggioTitolo: Re: Testimonianze per la Quaresima   Mar Feb 19, 2008 4:10 pm

Prima Testimonianza

E' un pensiero tratto dagli scritti del primo Segretario Generale delle Nazioni Unite, Dag Hammarskiöld, premio nobel per la pace alla memoria nel 1961.

“Ho ereditato la persuasione che nessuna vita dava maggiore soddisfazione di una vita di servizio disinteressato al proprio paese e all’umanità. Questo servizio richiedeva il sacrificio di ogni interesse privato, ma nel contempo il coraggio di battersi fermamente per le proprie convinzioni.
La spiegazione di come l’uomo debba vivere una vita di servizio attivo verso la società in completa armonia con se stesso, come un membro attivo della comunità dello spirito, l’ho trovata negli scritti di quei grandi mistici medievali per i quali «la sottomissione» è stata la via della realizzazione di sé e che hanno trovato nell’«onestà della mente» e nell’«interiorità» la forza di dire sì a ogni richiesta che i bisogni del loro prossimo mettevano loro davanti, e di dire sì a qualsiasi destino la vita avesse in serbo per loro quando hanno risposto alla chiamata del dovere così come l’avevano intesa.
L’amore – questa parola così abusata e fraintesa – per loro significava semplicemente un sovrappiù di forza di cui si sentivano interamente colmati quando cominciavano a vivere nell’oblio di sé. E questo amore trovava naturale espressione in un compimento senza esitazione del dovere e in un’accettazione senza riserve della vita, qualunque cosa essa recasse loro personalmente in fatica, sofferenza, o felicità. So che le loro scoperte sulle leggi della vita interiore e dell’azione non hanno perso il loro significato".
(tratto da Dag Hammarskjöld, Tracce di cammino, Leonardo Mondadori, Milano 1994)

Dag Hammarskjöld (Jönköping 1905 – Ndola 1961), diplomatico svedese, è stato per due mandati segretario generale dell’ONU, dall’aprile 1953 alla sua morte in un oscuro incidente aereo nel pieno della crisi congolese. Premio Nobel per la pace alla memoria nel 1961, “in segno di gratitudine per tutto quello che ha fatto, per tutto quello che ha ottenuto, per l’ideale per il quale ha combattuto: creare pace e magnanimità tra le nazioni e gli uomini”.

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MessaggioTitolo: Re: Testimonianze per la Quaresima   Mer Feb 20, 2008 10:34 am

Grazie! Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: Testimonianze per la Quaresima   Ven Feb 22, 2008 7:35 pm

Seconda Testimonianza

La testimonianza di questa settimana è di Marina Trivelli, medico chirurgo di Medici con l'Africa Cuamm a Chiulo in Angola e vincitrice del premio del volontariato internazionale FOCSIV 2007.

"Avevo 13 anni quando decisi per la prima volta che avrei studiato medicina per lavorare in Africa e avevo 13 anni quando entrai negli scout.
A Fano iniziai a far parte del reparto “Croce del Sud” e si può dire che fosse quasi una premonizione. La Croce del Sud sono riuscita finalmente a vederla due anni fa…la si può osservare, verso le due di notte, proprio sopra l’ospedale dove lavoro in Angola, nel sud dell’Africa. Quando mi chiamano la notte per una qualche emergenza e la vedo in quel silenzio assoluto e nel buio più completo, non ho neanche il coraggio di accendere la mia torcia tanto sono ansiosa di non rovinare quello spettacolo.
Ogni volta è un’emozione e mi fa subito dimenticare la stanchezza della levataccia e l’angoscia legata al timore di non saper affrontare l’emergenza che mi aspetta. Il cielo, il silenzio, l’immensa via lattea e la croce del sud che pare proprio mi voglia indicare la strada dell’ospedale, mi fanno capire che non sono io a decidere il mio destino, né il destino degli altri, sono solo uno strumento e basta e quanto è più facile lavorare e vivere sapendo che quanto più siamo incapaci, tanto più la potenza del Signore si manifesterà.
Arrivai a Chiulo, nel sud dell’Angola , il 13 gennaio 2002. C’era ancora la guerra civile che stava dilaniando il paese ormai da dodici anni. L’Angola era una colonia portoghese. Gli angolani riuscirono, dopo anni di lotte interne a ottenere l’indipendenza dal Portogallo e a quel punto, cominciarono gli anni della guerra civile. E non c’è da meravigliarsi che in un paese grande cinque volte l’Italia, con grandi ricchezze in petrolio e diamanti, ci potesse essere una lotta per il potere in cui, chiaramente, le due fazioni avverse erano sostenute ciascuna da grandi superpotenze.
Nel marzo 2002, solo alcuni mesi dopo il mio arrivo, improvvisamente la guerra cessò, per chissà quali interessi economici e, piano piano, la vita e il commercio nel paese ripresero.
Per chi ha vissuto il prima e il dopo la guerra, le differenze si notano… il cammino da percorrere è ancora lungo, ma ogni piccolo cambiamento riaccende la speranza.
A chi arriva per la prima volta, Chiulo pare disabitato. Dopo cinque ore di strada, arrivate in un’immensa distesa, piatta a perdita d’occhio, con qualche arbusto, alcuni fili d’erba spelacchiati e tanta sabbia. All’improvviso, come sbucati dal nulla, ecco una chiesa, alcune costruzioni basse che costituiscono l’ospedale e la scuola.
L’ospedale dove stiamo lavorando è stato aperto ufficialmente nel 1953. Dispone di circa 150 posti letto, ma arriviamo a 200 con i posti pavimento e i posti veranda. Sono sistemazioni pratiche, per offrire i servizi necessari, dalla medicina alla chirurgia, dall’ostetricia alla pediatria e i reparti per la cura della lebbra e della tubercolosi.
Decidere di lavorare in Africa vuol dire accettare tutto un nuovo stile di vita. Non è solo lavorare a un progetto. Vuol dire sapersi adattare, saper condividere, sapersi arrangiare con poco. Qui concetti come quello di strada, cammino, partenza, spiritualità, umiltà, fratellanza, natura e vita all’aria aperta, di essenzialità, assumono un valore profondo e diventano reali. Ed è un’esperienza che riempie e ti permette di affrontare problemi che sono spesso così tanti e così grandi da farti desiderare di mollare tutto.
Quando vivi in Africa, dopo un po’, la miseria della popolazione ti sembra normale e perdi la cognizione della sofferenza. La gente è talmente abituata a soffrire e a veder morire i propri cari che si finisce col considerare normale anche ciò che non è umanamente accettabile.
In questo progetto, sono previsti, oltre al sostegno medico, anche lavori di ristrutturazione all’ospedale. Non sono previsti letti o materassi nuovi, non è previsto il sostegno alimentare ai malati o ai bambini denutriti, non sono previste stampelle per gli amputati… Per fare ciò bisogna raccogliere altri fondi.
Ma solo l’unione fa la forza. Ciascuno può dare secondo le proprie capacità e competenze e, con fiducia, si potrà davvero dare un calcio alle prime due lettere della parola im-possibile".

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MessaggioTitolo: Re: Testimonianze per la Quaresima   Gio Feb 28, 2008 7:19 pm

Terza Testimonianza

La testimonianza di questa settimana è di Chiara Martinelli, ex -volontaria FOCSIV in Servizio Civile 2006-2007 a Kandi, Benin

Dopo quasi un anno di Servizio Civile a Kandi, nel nord del Benin, sento con più chiarezza e forza che mai come questa esperienza mi ha “dilatato” il cuore e la mente, è come se sentissi di avere un campo visivo molto più ampio. E avverto la forte responsabilità di parlare a tutti di questi mesi ricchi di avventure, di gioie, di emozioni forti e anche di dolori… ma proprio per questo, mesi meravigliosi!
Il Benin è un piccolo paese dell’Africa occidentale, ex colonia francese, ed è ad oggi uno dei paesi più poveri e più “dimenticati” del mondo. Non si parla di questo paese perché, dopo il raggiungimento dell’indipendenza, non ha attraversato periodi di guerra o di conflitti; non si parla del Benin perché non ha un sottosuolo ricco di diamanti o petrolio, perché le numerose etnie presenti nel paese convivono pacificamente da quasi un secolo, perché le disastrose catastrofi naturali lo hanno risparmiato.
Ma questo piccolo e silenzioso paese ha bisogno dell’attenzione del mondo! Perché non può esserci indifferente che ci siano ancora delle persone che vivono in povertà estrema, che mangiano solo polenta di mais, donne che fanno anche più di 30 km al giorno per andare a prendere l’acqua, che ci siano bambini considerati “maledetti” e quindi rifiutati e allontanati dalla comunità solo perché nati podalici, persone che muoiono per malattie curabili con un’aspirina o con qualche vitamina in più; non si può far finta di dimenticare che le coste del Benin hanno visto lasciare l’Africa da milioni di schiavi diretti nelle Americhe…
Ma non voglio parlare dei “dolori” di questo paese, voglio essere testimone di una realtà unica, colorata e speciale che è propria di questo “rettangolino”, che passa inosservato se si lancia un’occhiata sulla cartina geografica del grande continente africano.
La vita è guidata dalla natura nei tempi, nelle abitudini e nelle tradizioni; il ritmo della vita è molto più lento e questo quasi fa innervosire chi, come noi, viene “catapultato” in questo universo lontano e così diverso dal proprio! Ma piano piano s’impara ad apprezzarlo, si assaporano così molto di più i particolari di una giornata, si dà molta più attenzione alle persone che ti passano accanto. Sì! L’uomo è al centro! Quando s’incontra qualcuno ci si ferma, “si perde tempo” a salutarlo, gli si offre acqua, gli si chiede come va… Ogni occasione è buona per suonare il Tam tam, per cantare e per danzare; per ringraziare Dio, Allah o gli spiriti degli antenati; per salutare nella lingua dell’altro.
In Benin sono presenti circa una sessantina di etnie e lingue diverse… La gente è la vera bellezza di questo paese, certo dalla natura attraente, ma non lo sarebbe così tanto senza i sorrisi e le grida dei numerosissimi bambini che spuntano da ogni parte, senza gli occhi curiosi delle ragazze e quelli profondi e segnati dalla fatica delle donne. È incredibilmente affascinante inoltrarsi nei mercati disordinati e pieni di forti odori; passeggiare nelle stradine dei villaggi e osservare gli uomini seduti all’ombra dei manghi a chiacchierare bisbigliando; allontanarsi nelle stradine sterrate e imbattersi in mandrie di buoi guidate da un bambino dal cappello di paglia che gli copre tutto il viso; essere richiamati dalla musica che le donne insieme fanno pestando nel mortaio con forza; sconvolgere fino al pianto un bambino perché non ha mai visto un uomo bianco; essere testimone di bambini felicissimi di andare a scuola e vederne uno che protegge come meglio può il suo quaderno dalla pioggia torrenziale.
E sono le persone con le quali ho condiviso la quotidianità di Kandi che mi hanno aiutato a conoscere le sfumature di questo stile di vita, il condividere le piccole cose e i momenti di difficoltà; sono questi rapporti che mi hanno insegnato che ci sono valori universali che possono legare due o più individui anche se molto diversi nella propria cultura, nelle proprie abitudini e nella manifestazione dei propri sentimenti.
Insomma, impossibile che le parole possano contenere la descrizione di un paese che, seppur piccolo, è davvero incontenibile! Seppur sconosciuto, mi ha insegnato tanto, mi ha fatto provare emozioni uniche, mi ha reso molto più ricca, mi ha avvicinato incredibilmente alla natura, alla vita e a me stessa! Il dolore disarmante nell’essere testimone di tanta sofferenza, di tale miseria non lo voglio dimenticare; ma questo è quello che tutti sanno dell’Africa… Io voglio parlare delle sue bellezze, delle sue potenzialità e di tutto quello che noi possiamo imparare. Io ho capito prima di tutto che la vita è la concretezza di compiere le azioni di tutti i giorni e le parole sono solo uno strumento; ho imparato dalla quotidianità trascorsa in Benin che spesso bisogna solo stare zitti e tirarsi su le maniche, che la vita è un dono meraviglioso, è molto più semplice di quello che crediamo e la tradizione beninese diffonde questo concetto attraverso numerosi “detti”: …”Il sole non salta un villaggio perché è piccolo!”…

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MessaggioTitolo: Re: Testimonianze per la Quaresima   Sab Mar 08, 2008 8:14 pm

Quarta Testimonianza

La testimonianza di questa settimana è di Patrizia Farolini, Presidente e Volontaria rientrata CEFA (Comitato Europeo per la Formazione e l’Agricoltura).

Il tempo della gioia pasquale è preceduto dal tempo della preparazione quaresimale, così come il tempo della partenza è preceduto dal tempo dell’attesa e della preparazione, tempo che considero come parte integrante della mia esperienza di volontariato internazionale.
Nel mio caso, a causa delle note lungaggini burocratiche, tale tempo si è prolungato per ben due anni, dandomi due grandi opportunità: conoscere meglio l’organismo con cui stavo per partire, aumentando il mio senso di appartenenza e di condivisione progettuale, e approfondire il percorso di formazione personale.
La maggior parte di questo tempo è stato connotato da una riflessione rigorosa sullo stile di presenza in Africa in quanto volontari internazionali, presenza caratterizzata più dall’ “essere – con” che dal “fare – per”: una presenza capace di porre al centro del progetto le persone, le relazioni fra le persone, rimettendo al giusto posto le azioni da realizzare quali espressione di un percorso in cui i protagonisti non siamo noi, ma le comunità.
Utilizzando un’espressione del Patriarca di Gerusalemme, Michel Sabbah:
abbiamo coltivato la “vocazione del lievito”

che lavora da dentro, insieme,
che sa aspettare,
che sa che le cose preziose abbisognano di tempi lunghi,
che confida profondamente nella bontà degli altri ingredienti,
che è umile e non gioca il ruolo da “prima donna”,
che ha consapevolezza che la vocazione del lievito è vocazione a una vita difficile,
che sa che comunque ne vale la pena,
che si mescola, si fa’ piccolo per rendere grandi gli altri.

Nella quotidianità del mio servizio in progetti di sviluppo rurale integrato in Kenya e di post-emergenza in Somalia, questi assunti si sono concretizzati in lunghe riunioni sotto il sole, dove ti sembra che tutti ripetano le stesse cose, ma dove sai che è fondamentale ascoltare comunque tutti in modo attento e rispettoso di tempi e modalità diverse; in tempi apparentemente morti, con la sensazione che le comunità o le controparti “ufficiali” stiano andando in un’altra direzione rispetto a quella concordata; in piacevoli sorprese, come ritrovare centinaia di persone che gratuitamente vengono a scavare per costruire il proprio acquedotto, magari dopo aver camminato per ore per raggiungere il luogo dei lavori, con una zappetta ed un thermos di the; in giornate nelle quali non è possibile uscire di casa perché sparano, sperimentando la propria inutilità, ma sentirsi ringraziare perché comunque siamo lì con loro, a condividere la paura, la precarietà, il senso di vuoto; in decisioni apparentemente poco economiche, dove devi investire tanto per raccogliere poco, ma sai che quel poco rimarrà nelle mani delle comunità; in momenti di festa, dove l’avvicendamento dei volontari diventa opportunità per mangiare una capra insieme, per lasciare andare chi ha condiviso tante giornate di lavoro ed essere pronti a valorizzare competenze e caratteristiche nuove.
Ed è proprio in fase di rientro che la vocazione del lievito si ripresenta con tutta la sua potenza, poiché quanto un volontario può riportare nella nostra realtà, altrettanto faticosa e spesso meno stimolante di quella africana, è costituito di piccole cose che sono capaci di ridare speranza e concretezza al proprio ambiente di lavoro, alle ONG di provenienza, ai propri vicini di casa e ai compagni di vita.

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MessaggioTitolo: Re: Testimonianze per la Quaresima   Ven Mar 14, 2008 12:00 am

Quinta Testimonianza

Questa testimonianza è stata raccolta in occasione del Laboratorio Giovani “Fai una scelta di stile, scegli la giustizia”, realizzato da Volontari nel mondo - Focsiv nell’ottobre 2007 all’interno della Campagna sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio “I poveri non possono aspettare”.
Questa esperienza che da il nome anche alla nostra Campagna Quaresimale ha visto partire 100 ragazzi per un viaggio insolito nelle periferie della città di Roma, nei luoghi del disagio al Nord, per affrontare le problematiche presenti ma anche per conoscere chi quotidianamente opera in contesti di povertà valorizzandone potenzialità e risorse . Obiettivo primario far crescere la consapevolezza che la povertà è ormai diventata una questione sociale mondiale e che non si può più rimanere indifferenti davanti ad essa.

La seguente testimonianza è tratta dalle riflessioni di una delle partecipanti al laboratorio giovani, Elisa Masi ex-volontaria in Servizio Civile FOCSIV 2006 – 2007 in Ecuador dopo la visita fatta all’Istituto Salesiano “ Borgo Don Bosco”, nel quartiere Prenestino di Roma.

“A stretto contatto con il territorio, è il segreto che ci dice il direttore del Centro per la Formazione Personale del Borgo Don Bosco. Un proverbio che sentiamo fin dall’infanzia dice “Tutto il mondo è paese” ed infatti è strano come si possano trovare cose simili in diverse parti del mondo…
È proprio questo ciò che mi colpisce del centro Don Bosco dove siamo stati oggi, che abbia iniziato la sua attività proprio con i bambini che pulivano le scarpe, gli sciuscià, e che proprio due miei amici quest’anno abbiano lavorato in un centro Don Bosco nel Sud del Mondo con i bambini di strada che pulivano le scarpe, i betuneros.
Poi arriva Don Roberto Sardelli* che ci parla di Don Milani e di questa scuola fra le baracche dove entrava tutto il mondo, dove si imparava a prendere coscienza della realtà, di quello che si stava vivendo, delle ingiustizie e delle marginalità. Allora il mio pensiero vola a Chiara e Juan Carlos con il loro piccolo progetto con i ragazzi di quella piccola comunità dell’Ecuador, Quinshul. Quanto hanno lottato per una scuola migliore, più giusta, dove si impari non solo a contare e a leggere, ma anche a guardare il mondo con occhi diversi.
Don Roberto ci raccontava della marginalità…
Penso a quanto sia difficile fare delle scelte e ancora di più farle “giuste” .
E poi penso a questo “compartir”, a quanto sia necessario coinvolgersi, vivere con la gente, insomma a stretto contatto con il territorio”


Per info www.focsiv.org

*Don Roberto Sardelli nasce a Pontecorvo, nella bassa Ciociaria, nel 1935. Nel 1965, a Roma, viene ordinato sacerdote. Da subito è chiara la sua vocazione nell’impegno a fianco di poveri ed emarginati: sarà la missione che lo accompagnerà per tutta la vita.
Nel 1968 lascia la parrocchia romana di San Policarpo, nel quartiere Tuscolano, e va a vivere con i baraccati dell’Acquedotto Felice. Qui fonda la “scuola 725”, che porta avanti con una visione assolutamente nuova della formazione dei ragazzi. Don Roberto vuole che i suoi alunni rivendichino con orgoglio le loro umili origini, ma vuole anche che prendano coscienza della loro condizione per liberarsi dalla paura e dal bisogno, per affermare con coraggio la propria dignità.

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